your sanskrit nightmare (perlinha) wrote,
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UhhhhHHHhhhHHHhhh *canticchia*

Titolo: Sempre di domenica.
Autore: perlinha
Fandom: Hawaii Five-0
Pairing: Steve McGarrett/Danny Williams
Rating: PG
Conteggio Parole: 1126 (FDP)
Prompt: spaccio @ cow-t (maridichallenge)
Warning: deniiiiiiiiiial, ustinoinoino, boh.
Disclaimer: no mio no vero no lucrativo no.
Note: ok scusate la randomness del tutto, subodoro nella fine aria di inizio febbraio che tutto ciò avrà un sequel, magari scritto un po' più decentemente.
Titolo e ispy presi da Sempre di domenica di Daniele Silvestri :3
ALSO! Grazie a p_will per la dolciue consulenza ♥



Le due e mezza, notte fonda. Tutti dormono. Quasi, ok. C'è chi balla, c'è chi beve, c'è chi studia, c'è chi scopa. C'è chi ha l'insonnia, e c'è chi spaccia.
Il panetto dieci centimetri per dieci per quattro per due libbre si spostava leggiadro di mano in mano. Avesse avuto un'anima un po' meno drogata, avrebbe anche potuto godersi il viaggio. Fino allo sballottamento nel furgone, almeno.
Alle quattro in punto, veniva spacchettato come un regalo di natale, smembrato in tanti piccoli figliolini e distribuito alle menti più eccelse dei quartieri bene di Honolulu.

*

Le dieci e dieci, mattino inoltrato. Era una domenica, e, si sa, il sistema simpatico può fare brutti scherzi di domenica. Con tutto che lui non sognava mai quando dormiva poco, però la domenica dormiva un po' di più di un po', perciò il tempo per sognare ce l'aveva, e quello stronzo del sistema simpatico se ne era evidentemente approfittato.
Aveva sognato quell'animale di Steve, e l'aveva sognato nudo. Nu-do. Che sguazzava in mare come il sirenetto più sereno e beato che avesse mai visto. Poi a un certo punto usciva dall'acqua, veniva verso di lui (sì, ancora completamente, inesorabilmente nudo) e lo guardava con aria felina e, no, sul serio, faceva le fusa, e e e poi il sogno si interrompeva ma la cosa peggiore era che c'era stato un momento tra il sogno e il risveglio in cui lui non aveva assolutamente fatto in tempo a fermarsi dal pensare che ne voleva di più di quel sogno e che voleva vedere come sarebbe andato a finire e appena si era reso conto di quello che aveva pensato era ormai troppo sveglio per tentare di dimenticare di aver pensato anche solo per un attimo che voleva veramente che quel sogno continuasse e quindi l'unico antidoto era fare finta che fosse per curiosità.
Nel senso che magari poi, nel sogno, avrebbe colto l'occasione per stringergli le mani al collo e strangolarlo come desiderava tanto fare. Magari una bomba sarebbe caduta sul loro ombrellone (dettagli che riemergevano, loro due in spiaggia insieme), uccidendo solo Steve (o forse l'avrebbe solo ferito, lasciandogli tutte le funzioni principali ma riducendolo in modo che non avrebbe mai più potuto cacciare entrambi in mezzo a esplosioni o rapine o inseguimenti folli) e lasciando lui miracolosamente illeso e anzi, curandogli pure il ginocchio. Quella sì che sarebbe stata la fine ideale di un sogno perfetto – nudità a parte, si intende. Ecco, visto? Voleva solo sapere se le cose si sarebbero fatte improvvisamente favorevoli alla sua pace psicofisica, alla fine. Nient'altro.
In ogni caso, non l'avrebbe mai saputo, e quel solletico di frustrazione allo stomaco rimaneva lì a ricordargli che il suo primo pensiero appena sveglio era stato un altro, per quanto si sforzasse di dirsi cazzate e auto-convincersi di no.

Le dieci e venti, mattino un po' più inoltrato. Steve aveva chiamato, beccandolo nel mezzo delle sue elucubrazioni oniriche, avvisandolo che gli serviva il suo aiuto più che immediatamente, che stava pedinando il capo dei capi dei re degli imperatori dello spaccio del quartiere più importante di Honolulu (dell'universo, in realtà, a giudicare dal suo tono) e senza dargli il tempo di lanciargli un biglietto vocale di sola andata per Quel Paese aveva buttato giù la chiamata.

Le dieci e cinquanta, mattino sempre più inoltrato. Il viso di Danny era buio come fossero state le tre di notte, ma insomma, dettagli. Non è che avesse passato tutti e cinque i minuti in cui si vestiva, lavava i denti e addentava un sandwich a tentare di soffocare il proprio cervello che continuava a ripetergli immagini e dettagli di quello stramaledetto sogno e a fargli chiedere come avrebbe trovato il coraggio di guardarlo negli occhi dopo esserselo sognato nudo come un verme (anche se verme non era stata proprio la prima parola che gli era venuta in mente, diciamo che le opzioni precedentemente scartate, come ad esempio statua erano state tutte troppo lusinghiere per non essere brutalmente censurate). No di certo. E non aveva nemmeno impiegato l'intero viaggio in macchina a mille miglia all'ora nel tentativo di capire perché cavolo quando sogni una persona ti deve per forza rimanere quella strana sensazione di benevolenza verso di lei per tutto il santo giorno.
La risposta a tutti i suoi quesiti l'aveva trovata uscendo di corsa dall'auto, quasi dimenticandosi di chiuderla mentre correva incontro a Steve (per dargli man forte come gli era stato richiesto, non per altro)(assolutamente no), e guardando ovunque tranne nella sua direzione gli aveva chiesto dov'era questo pericolosissimo spacciatore.
La risposta era: perché era domenica. Tutto succede sempre di domenica.

Le dieci e cinquantasei, sempre costantemente mattino tendente al giorno pieno, la faccia di Danny altrettanto costantemente tendente al nero pece (attraverso una divertente gamma di grigi, grigi cupi, antracite, grafite, carbone, lavagna, notte). Era venuto fuori questo: Steve aveva rincorso il malfattore da solo, l'aveva preso, messo KO, aveva chiamato Danny e mentre lo aspettava si era dilettato a stendere anche tutti gli altri malandrini soci del primo, rendendo la corsa di Danny completamente inutile se non, come Steve stesso aveva candidamente ammesso con quegli occhioni color del mare (Danny odiava il mare)(lo odiava tantissimo)(a questo punto forse anche più degli ananas) che lo fissavano spalancati, e quelle ciglia lunghe come quelle di uno struzzo che continuavano ad andare su e giù, su e giù mentre quel paraculo infinito sbatteva le palpebre con più zelo di una ballerina di lap dance, se non, dicevamo, per potersi gustare quel piacere quasi malato (malatissimo)(indegno, osceno) di dirgli, book'em, Danno.
Ora. Cosa avrebbe dovuto fare a quel punto? Dopo aver ammanettato i dormienti, ok, cos'avrebbe dovuto fare dopo? Prenderlo a calci? Fissarlo forte forte fino a fargli esplodere il cervello (non funzionava, non funzionava mai)? Prenderlo a spintoni fino a mandarlo a sbattere contro un muro e, uhm, riempirlo di cazzotti? No. No, perché era tutto inutile, Steve l'avrebbe chiaramente rivoltato come un calzino con la sola forza del mignolo sinistro (nemmeno il destro, proprio per sfregio) prima che avesse anche potuto azzardarsi a prendere la rincorsa.
Perciò si era limitato ad arrossire decorosamente (per la rabbia, sia chiaro) e fissarlo con odio per i seguenti cinque minuti, incapace di pronunciare niente che non fosse un insulto rivolto a lui o a qualche suo antenato più o meno vivente. Dopotutto, cos'altro poteva fare? Era domenica.

Le undici e cinquanta. Notte, stavolta. Danny si era addormentato dopo una lunga giornata di stress e poi stress e altro stress e a quel punto non c'era nemmeno bisogno di chiedersi chi ne fosse la causa.
L'unico suo desiderio, oltre a quello che le domeniche sparissero dal calendario, era di fare sogni tranquilli. Per questo per quella notte, dopo essersi messo a letto presto, si era infilato il costume da bagno (ebbene sì, ne aveva uno) invece del pigiama.
Tags: pairing: mcdanno, random posting: ilmattinohal'oroinbocca
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